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giovedì, 22 luglio 2010 |
Fascino La preghiera di Gesù affascina i discepoli. Gesù si apparta, si estrania, trova una dimensione diversa all’esistenza, si apre all’incontro con il Padre. I discepoli rispettano la sua preghiera e ne percepiscono il valore. Nello stesso tempo percepiscono anche la propria incapacità. Da qui la semplice domanda, che è già essa stessa preghiera: “Signore, insegnaci a pregare!”.Lamentela Molte persone si lamentano di non riuscire a pregare, o di avere poco tempo, o di trovare difficoltà. Anche a me capita. Nel nostro mondo occidentale la preghiera può apparire un inutile infantilismo: molto meglio impegnare il tempo a fare qualcosa di buono, che perdersi in uno sterile misticismo. Serve pregare? Si è ascoltati? Come pregare? In questo caso, l’eccesso delle domande, delle lamentele, dei dubbi è il vero ostacolo. Gesù, che spesso risponde ad una domanda con un’altra domanda, che a volte evita di rispondere direttamente, che mette solitamente in discussione i desideri dell’interlocutore, in questo caso risponde subito, con sicurezza, in maniera molto pratica. “Quando pregate, dite”. Gesù suggerisce la via più semplice: le parole da dire, un atteggiamento da assumere, un percorso da seguire nel tempo.Le parole Gesù insegna innanzitutto parole per rivolgersi al Padre. Non si tratta di espressioni difficili o astruse: e tutto parte dall’appellativo “Padre”, che fa leva su un sentimento primordiale, quasi infantile. Anche un bambino può pregare: tanto più noi adulti. Gesù invita a pregare per la gloria del suo nome e del suo Regno (che esclude la ricerca della nostra gloria). Per il pane quotidiano (che esclude la ricerca del superfluo). Per il perdono (che esclude ogni desiderio di vendetta). La richiesta conclusiva invoca il sostegno nella tentazione e nella prova (il che implica il riconoscimento della fragilità umana, sempre a rischio di cadere).L’atteggiamento Al di là del senso delle singole richieste del Padre nostro, è importante entrare nell’atteggiamento che esse, prese nel loro insieme, esprimono. Chi prega come Gesù entra nell’umile fiducia nei confronti del Padre. Chi prega come Gesù non si disperde nella miriade di problemi della vita, ma va alla ricerca dell’essenziale. Chi prega come Gesù ha coscienza della propria fragilità, ma anche del proprio valore. Chi prega come Gesù sa restare solo, ma nello stesso tempo non dimentica di essere continuamente in comunione con tutti i figli di Dio. Forse sta qui la ragione di molte esperienze negative nell’ambito della preghiera, che generalmente vengono interpretate come fallimenti. Si fa fatica a pregare perché si pretende che il Padre venga a risolvere gli imbrogli in cui ci si è cacciati, perché si vorrebbe che venisse incontro al nostro orgoglio; la preghiera diventa noiosa quando la vita stessa è carica di noia, o troppo drogata alla ricerca di sensazioni forti; si fa fatica a pregare quando alcuni pensieri, come tarli che rodono la mente, si affacciano continuamente. Ma non sono fallimenti questi: semplicemente, la preghiera rivela quello che siamo, in quel momento. Quello che manca a volte è soltanto la fiducia di consegnarlo nelle mani di Dio.Il percorso All’insegnamento del Padre Nostro nel vangelo di Luca fa seguito una parabola sulla perseveranza. Oltre a suggerire le parole e l’atteggiamento, Gesù sottolinea fortemente la necessità dell’insistenza. Bisogna perseverare nella preghiera. Non è un gioco crudele, quasi che bisognasse stancare Dio. In realtà il Padre dona senza indugio lo Spirito a coloro che invocano: ma la preghiera non è qualcosa da capire, o un mezzo da ottenere. E’ una condizione in cui entrare. Non si prega con la mente o con l’anima: si prega con la totalità della persona, corpo, anima, mente, emozioni… e tutto questo richiede tempo. Per questo dicevamo che la preghiera è semplice: non è una formula magica da imparare. Ma una casa in cui abitare. Quanto tempo servirà a noi per entrare? |
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Ultimo Aggiornamento ( giovedì, 22 luglio 2010 )
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