Visto con i nostri occhi
Don Bonora, dalla Bibbia alla vita reale
Nel 25° della scomparsa, un ricordo del noto studioso che sapeva coniugare Parola di Dio ed esperienza dei credenti
13/02/2018
Biblista e teologo specializzato nell’Antico Testamento, particolarmente esperto sui libri profetici e sapienziali, monsignor Antonio Bonora fu professore presso il Seminario diocesano di Mantova, nonché docente presso la Facoltà teologica dell’Italia settentrionale di Milano.
Nella sua persona abbiamo avuto la grazia di riconoscere la postura connaturata di un grande ascoltatore, il carisma di qualcuno capace di “stare ad ascoltare tutto”, avendo ricevuto il dono di un cuore sapiente (Sal 90,12).
Più precisamente, don Antonio era uno capace di recepire qualunque genere di parola da parte del proprio interlocutore, ogni considerazione e sfogo, perfino ogni confidenza più diretta, non solo custodendola sotto sigillo di una riserbata discrezione, ma anche immunizzandola da ogni abuso, equivoco, fraintendimento. Con connaturata semplicità, don Antonio era perfettamente in grado di soppesare la libera espressione altrui, bilanciandola sempre con mitezza e non senza una sana ironia.
Ciò premesso, non stiamo parlando di un’anima bella, intimista, dedita esclusivamente ai rapporti diretti interpersonali. Parliamo di qualcuno che insegnava, scriveva, editava, organizzando quindi spazi di pubblico confronto, dimostrando grande capacità di collaborazione, anche gestendo in prima persona notevoli responsabilità manageriali e organizzative.
Negli ultimi anni si era fatto particolarmente intenso il suo impegno editoriale presso diverse case editrici. In particolare egli fu direttore di “Rivista biblica”
per quasi otto anni, dal 1986 fino al giorno della sua morte. Raccoglieva l’eredità di monsignor Giuseppe Ghiberti, che nel primo numero dell’annata 1993, doverosamente a lui dedicato, poteva dichiarare: «La sua direzione segnò un periodo di rinascita per la nostra rivista, che vide aumentare il numero di abbonati ed ebbe una successione di quaderni assai curati». Significativa anche la testimonianza padre Alfio Filippi, dehoniano, ai tempi editore della rivista: «La vita di un editore è una vita piena di carte e di libri; ma è anche una vita piena di persone. Cercavo in Antonio Bonora un autore e ho trovato un amico».
Alle sette annate di direzione di “Rivista biblica”, lo stesso don Antonio ha contribuito con articoli, note di taglio più strettamente esegetico e con pertinenti recensioni. Colpisce l’assenza di editoriali o di testi dal tenore programmatico e metodologico: preferiva evidentemente mantenere un profilo di maggior distacco, coinvolgendo e lasciando rispettosamente parlare molte voci, diverse e magari dissonanti dalla propria, mentre come docente in un’istituzione teologica assai ben definita si sentiva invece a suo agio nell’elaborare il proprio pensiero, soprattutto dando corso a un’intensa riflessione metodologica circa lo studio della Bibbia, lo statuto della teologia biblica, il rapporto tra esegesi scientifica e teologia.
Don Antonio è venuto a mancare in coincidenza con un anno biblicamente giubilare, ovvero poco più di un mese prima della pubblicazione del documento della Pontificia Commissione biblica, L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, datato 15 marzo 1993, emanato per il centenario della Providentissimus Deus (1893) e il cinquantenario della Divino Afflante Spiritu (1943), a tutt’oggi il più importante testo ufficiale sulla Bibbia dopo la Dei Verbum (1965), che egli avrebbe salutato con molta gioia, ricavandone certamente conferma e nuovo slancio per la propria ricerca.
Infatti, tra i molti meriti apprezzabili della ricerca, della docenza e pubblicistica di don Bonora spicca proprio quello di un costante e coerente impegno metodologico contro i dualismi, prima di tutto quello che vorrebbe esegesi e teologia come discipline rigorosamente separate e addirittura conflittuali. Con il collega monsignor Giuseppe Segalla condivise l’appassionato interesse verso la teologia biblica come disciplina cui per l’appunto restituire una propria ben articolata e bilanciata metodologia. Anche l’attenzione prestata alla morale biblica rappresentò un ulteriore trait d’union tra il biblista di Mantova e quello di Padova, entrambi docenti a Milano.

In termini perfettamente aderenti alla lettera e allo spirito conciliari della Dei Verbum, don Bonora abbraccia il principio (caro pure alla tradizione ebraica) per cui l’intera Bibbia, da capo a fondo, è parola tutta di Dio e tutta degli uomini, che – sinergicamente con Dio e per sua volontà – ne sono fino in fondo essi stessi veri autori. Sicché, scrive in Vent'anni dopo la costituzione dogmatica “Dei Verbum”, «la rivelazione divina è mediata da uomini, storicamente, letterariamente e culturalmente situati… L’interpretazione teologica perciò non potrà mai essere un’operazione di separazione della Parola di Dio “in sé” dalla sua concreta forma storica… L’esegesi teologica si condannerebbe a girare su se stessa, cioè sui suoi presupposti, se escludesse dai suoi compiti l’analisi critica della rivelazione storicamente mediata e testimoniata dalla Bibbia, anzi non sarebbe più esegesi teologica».

Non è quindi casuale che i contenuti su cui don Bonora ha investito il proprio interesse suonino con i nomi di alleanza, cosmo, decalogo, deserto, giustizia, lavoro, liberazione-libertà, male-dolore, Pentateuco, redenzione, retribuzione (voci redatte per il Nuovo dizionario di teologia biblica edito nel 1988 dalle Edizioni Paoline). Tante finestre aperte sull’esperienza vissuta dei credenti o, se si vuole, più semplicemente, sulla vita e sulle relazioni e situazioni più cruciali dell’esistenza: Giuseppe, Giobbe, Geremia sono infatti tra i personaggi biblici su cui più si era accentrata la sua attenzione.
Ci sia lecito sperare che la ricorrenza dei venticinque anni della sua morte offra l’occasione per ricordarlo come merita, editando ancora qualcosa di don Antonio – magari in bella sinergia tra le diverse istituzioni che serbano motivi di gratitudine verso di lui –, estraendo dal suo archivio di scriba del regno dei cieli qualche tesoro al tempo stesso antico e nuovo (Mt 13,52).
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