Visto con i nostri occhi
I «tesori» di Natalino, sotto gli occhi di tutti
La storia di San Benedetto Po rivive in una mostra con oltre tremila foto e immagini raccolte in decenni di ricerche da un appassionato collezionista
12/09/2017
Ho conosciuto tante persone innamorate del proprio paese e questo amore l’hanno manifestato attraverso studi, ricerche, collezioni. Ma Natalino Cavalli, di San Benedetto Po, batte tutti. Natalino è nato nel 1953 e per alcuni decenni ha fatto il camionista. Il nonno Casimiro era carrettiere e lui, sotto un’altra forma, ne ha proseguito l’attività. Natalino è talmente innamorato di San Benedetto Po che, per 36 anni, ha raccolto ogni genere di documenti sul paese, arrivando a collezionarne 3.700, tutti classificati. È andato a scovarli nei mercatini, li ha acquistati presso degli antiquari, investendo in essi – come non è difficile immaginare – buona parte dei suoi risparmi.
«L’amore per il mio paese è tutto, ce l’ho nel sangue – dice –. Lo riconosco: è qualcosa di compulsivo». Se andate a casa di Natalino, trovate scatole piene di documenti dappertutto, il garage stipato di oggetti. La sua passione inizia nel 1981, quando, insieme alla moglie Giovanna, si reca a Modena e là, in piazza del Duomo, visita il mercatino dell’antiquariato. È il primo anello di una lunga catena, che lo porta a frequentare molti altri mercatini e, ogni volta, a fissare lo sguardo sugli oggetti riguardanti San Benedetto Po.
Racconta Natalino: «Dieci anni fa ho trovato una “tavella”, cioè una pietra sottile in cotto per i solai, del XVII secolo, con il simbolo del monastero di Polirone, la celebre abbazia benedettina del mio paese, soppressa da Napoleone nel 1797 dopo otto secoli di storia. Quella volta, per l’emozione, mi è venuta la pelle d’oca, pensando che sarei riuscito a portare a casa un importante oggetto».
Natalino non ha tenuto nascosto il suo “tesoro”, perché una selezione dei materiali ora è esposta in un’interessante mostra, presso l’ex refettorio monastico di San Benedetto Po, fino al 29 ottobre. Attraverso la rassegna è possibile ricostruire la storia del paese, dal Medioevo a oggi. Alla mostra si trova di tutto: dalle pergamene medievali ai documenti sul monastero, dalle carte riguardanti le bonifiche ai documenti sulla storia della parrocchia, i personaggi illustri, gli spettacoli allestiti in paese nel corso del Novecento. Ci sono anche dei testi rari, come per esempio la “Cronaca” dedicata a Matilde di Canossa di Benedetto Luchino, stampata a Mantova nel 1592.
L’amore per il paese, l’attaccamento al territorio, il rimanere legati alle proprie “radici”. Questo insegna la straordinaria esperienza di Natalino Cavalli. Mi vengono in mente le parole dello scrittore Cesare Pavese, il quale ne La luna e i falò (1949) afferma che «un paese ci vuole». E aggiunge: «Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti».
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