Visto con i nostri occhi
La cultura è importante, però Mantova cerca lavoro
Il successo del Festivaletteratura non basta a invertire il declino di un territorio in crisi da troppo tempo
12/09/2017
Il Festivaletteratura si conferma un punto fermo per il territorio dopo aver superato la soglia dei vent’anni. Respinte le prime insidie come il possibile spegnersi degli entusiasmi iniziali o i segni della crisi economica di questi anni, può essere utile, per noi tutti, riflettere ancora su alcuni dei motivi che stanno alla base di un’esperienza che si consolida come significativa e duratura.
Il Festival parte da un’idea originale, almeno per il sistema Paese italiano. Non è la solita “scopiazzatura” tardiva di altre iniziative già affermate, tentazione ricorrente nel provincialismo nazionale, di cui quello in versione mantovana ne è spesso un esempio eloquente. Mantova, almeno per qualche giorno, è dunque “costretta” dal Festival a sprovincializzarsi, capire che non è l’ombelico di se stessa e che esiste attorno un mondo ricco e variegato di pensiero, attività, esperienze e ricerche. Abbiamo infatti un bisogno profondo di guardare oltre il Ducato, di non pensare che Belfiore o Porta Cerese siano le nostre “colonne d’Ercole”.
Il Festival ha poi saputo interloquire con la politica e le istituzioni mantenendo tuttavia, in modo intelligente e non ideologico, un suo giusto livello di autonomia, senza farsi mettere il cappello in testa da chicchessia.
Possiamo infine ricordare un’altra caratteristica che alla lunga si è dimostrata vincente, ovvero la ricerca della qualità dell’offerta proposta, senza rifugiarsi in un’altra suggestione diffusa: quella della nicchia e dell’élite. La lezione del Festival ha ancora molto da insegnarci e, paradossalmente, soprattutto al di fuori del mondo culturale e letterario. Il patrimonio e la vita culturale a Mantova sono fattori importanti e da valorizzare. Questo, peraltro, non è una novità recente. Un punto di svolta, rispetto ai torpori degli anni passati, può essere segnato nel 1989 quando ci fu la grande mostra per il cinquecentenario della nascita di Giulio Romano (così, giusto per evitare la tentazione della primogenitura ai vari protagonisti più recenti della nostra vita pubblica).
Tutte queste doverose considerazioni e i relativi apprezzamenti, non esauriscono però la riflessione. Sì! Perché c’è sempre il rischio che la cultura diventi la nicchia di se stessa e possa, per un effetto boomerang, contribuire a restringere gli orizzonti anziché allargarli. E dunque questa è, ancora una volta, l’occasione per ricordare ai mantovani (classe dirigente e opinione pubblica) che il territorio non può lasciare la questione del rilancio delle attività produttive nel cassetto delle pratiche in sospeso. Ci sono ancora margini per frenare e invertire un pericoloso declino: ma il tempo a disposizione non sarà infinito e, soprattutto, bisogna averne voglia.
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