Visto con i nostri occhi
Pronti a percorrere la strada che abbiamo davanti
I mezzi d’informazione cristiani non sono mere aziende editoriali, ma strumenti di comunicazione e condivisione della Chiesa
16/03/2017
È ben nota la situazione di crisi che colpisce da anni il mondo dell’editoria, in particolare la carta stampata. Il mondo dei media cattolici non può quindi passare indenne attraverso questa crisi profonda che continua, anche dolorosamente, a trasformare le tecnologie, i vincoli e i paradigmi di riferimento delle comunicazioni sociali. I costi, sempre più complicati da gestire, costringono a scelte difficili. Ci sono state e ci saranno non poche chiusure. In alternativa, si operano ridimensionamenti e sinergie con altre testate per cercare di rendere il quadro economico più accettabile (è il caso nostro). L’unica cosa certa è che la transizione è ancora in corso e nessuno, intellettualmente onesto, può arrischiarsi a sbandierare previsioni. La carta stampata verosimilmente rimarrà, ma in quale misura e con quali modalità è quasi impossibile da prevedere. Come cristiani, operatori e/o fruitori dei mezzi di informazione, a fronte di tanta incertezza, abbiamo tuttavia alcune bussole che possono utilmente guidarci per il prossimo futuro.
La prima è che i mezzi di informazione di ispirazione cristiana non sono una mera azienda editoriale come tante altre sul mercato. Sono strumenti di comunicazione e condivisione della vita della Chiesa al proprio interno e verso l’esterno. Come tutte le attività pastorali dunque devono essere gestite in modo sobrio, senza spese inutili o eccessive, ma nemmeno rigidamente sottomesse a soli criteri ragionieristici (con i quali, probabilmente, si chiuderebbe la Chiesa “in toto” o quasi).
L’altra bussola, ancora più decisiva, riguarda gli stili dei linguaggi che stanno oggi moltiplicandosi, in particolare tramite la pervasività delle rete. È ormai un fatto incontestabile che siamo sempre più immersi in una crisi radicale della parola: troppo spesso svilita, abusata, manipolata, distorta e utilizzata contro gli altri anziché per comunicare con essi. È un fenomeno che rischia di corrodere in profondità la qualità dei rapporti umani, sia personali sia sociali.
C’è allora una necessità seria e urgente di prendersi cura delle parole che caratterizzano i nostri linguaggi: rendere trasparenti i significati, sobri e purificati gli stili. Un dovere per tutti, in particolare per noi cristiani.
Uno dei tratti distintivi della differenza cristiana starà proprio nella nostra capacità di perseverare con le parole buone, pulite e sobrie, cifra e simbolo della dignità umana. E lo dovremo fare comunque! Quale che sia lo sviluppo dei mezzi di comunicazione che il futuro ci riserverà.
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