Mantova cultura 2017
Se telefonando…
Una mostra ripercorre l’evoluzione del mezzo di comunicazione e di espressione artistica
17/07/2017
Il titolo della mostra, “Se telefonando…”, evoca una delle canzoni storiche del repertorio di Mina. La cantante presenta il brano per la prima volta, in televisione il 28 maggio 1966, nella sedicesima puntata della trasmissione “Studio uno”. Gli autori dei testi sono Maurizio Costanzo e Ghigo De Chiara, con la musica e l'arrangiamento di Ennio Morricone, che ha raccontato di essersi ispirato al suono delle sirene della polizia di Marsiglia per comporre l'inciso. La canzone è stata uno dei successi di Mina, ripresa nel tempo da tanti colleghi, quali Orietta Berti, Claudio Baglioni, Nek, Franco Battiato e dalla pubblicità, in particolare gli spot pubblicitari della Barilla. Mina nel filmato dedicato a “Se telefonando…” con la regia di Piero Gherardi (due Oscar per i costumi per“8 e mezzo” e “La dolce vita”) è avvolta in un costume fatto da cavi telefonici e domina dall’alto il cantiere della stazione di Napoli Centrale (progetto del 1954 di P. Nervi, C. Cameli, C. Cocchia, M. Battaglini, B. Zevi, G. De Luca, L. Piccinato, G. Vaccaro): una pubblicità destinata al Carosello e realizzata da grandi artisti che da sola è un oggetto d'arte.

La mostra che inaugura alla Casa del Mantegna il 22 luglio ore 18 e rimane allestita fino al 27 agosto, a cura di Irene Finiguerra e Simona Gavioli, parte dalla presenza del telefono negli anni del Dopoguerra, attraversa gli anni del boom economico sino alla recente invasione degli smartphone che hanno cambiato il nostro modo di comunicare e che hanno trasformato il telefono in mezzo di espressione artistica, con le possibilità di fotografare, mandare messaggi, mail, indicare le nostro preferenze su Facebook e Instagram. Oltre la voce che percorreva i fili, ora la scrittura è entrata nel telefono del terzo Millennio e ha saturato il privato, il silenzio con contatti che non cessano di creare una rete virtuale in cui tutti siano protagonisti nostro malgrado.

Secondo Bauman, il più grande sociologo dei nostri tempi, la rivoluzione digitale ci ha imposto di vivere allo stesso tempo in due differenti dimensioni, quella online e quella offline. La Rete, per Bauman, è parte del progresso, ma porta con sé anche un numero di “perdite collaterali” (titolo del suo ultimo libro): l’automatizzazione del lavoro, ad esempio, causa diminuzione di posti di lavoro “umani” sia nell’industria pesante che nel lavoro intellettuale. La Rete, però, nella visione di Bauman porta con sé anche vantaggi, come la disponibilità quasi infinita di conoscenza: “con un click, Google ci presenta due milioni di risposte, un numero che non potremmo consultare nemmeno in tutta la nostra vita”. Anche questo aspetto, però, ha un prezzo: l’impazienza e la perdita della capacità di conservare conoscenza “dentro di noi”. Sono i server a conservare il nostro sapere, noi possiamo solo consultarlo e questo “avrà un effetto negativo sulla nostra creatività“. Alla domanda come i social media hanno cambiato le nostre relazioni e la nostra vita, Bauman risponde senza esitazione: “Rendendoci più fragili”.

Obiettivo della mostra è da un lato un percorso storico ma anche intriso di ironia sull'uso del telefono come strumento di comunicazione immediata, di contatto attraverso una voce che attraversa i fili e dall'altro riconoscere come il nostro modo di comunicare sia percorso da una rivoluzione tecnologica che consente connessioni simultanee con il mondo, grazie non solo all'ascolto della voce dall'altro capo della nostra linea, ma anche la visione di immagine siano foto o siano video, alla introduzione della scrittura di mail o di brevi twitter o whatsApp.

L'esposizione vede la presenza di nomi di artisti storici unita ad artisti di nuova generazione ma già molto affermati. Saranno esposte opere di Arman, Giovanni Bevilacqua, BR1, Raimondo Galeano, Gec, Cristiano Giglioli, Giorgio Lupattelli, Alessandra Maio, Luca Moscariello, Alessandra Nuzzi, Luciano Pivotto, Raul, Marzio Zorio.

Ingresso libero.



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