Visto con i nostri occhi
Sempre più vicini ai poveri
Le persone incontrate da operatori e volontari dei Centri di ascolto Caritas sono diminuite negli anni. Tuttavia, rimane alta l'attenzione: oggi chi chiede aiuto spesso vive maggiori difficoltà
14/11/2017
Al termine del Giubileo straordinario della misericordia, papa Francesco ha istituito la Giornata mondiale dei poveri che si celebrerà, per la prima volta, domenica 19 novembre. L’iniziativa è l’occasione per diffondere nelle comunità l’attenzione per i più bisognosi e chi si trova in difficoltà.
Nella nostra diocesi sono presenti vari centri di ascolto, gestiti dalla Caritas e distribuiti sul territorio: tre nella zona della città, altrettanti nell’Alto Mantovano (ad Asola, Castel Goffredo e Castiglione delle Stiviere) e nella Bassa (a Poggio Rusco, Quistello e Suzzara).
In base ai dati dell’Osservatorio diocesano delle povertà, che coordina questa rete di strutture, le persone incontrate durante lo scorso anno da operatori e volontari dei Centri di ascolto sono state 4.920. In buona parte dei casi si tratta di uomini o donne che hanno alle spalle una famiglia, con coniugi e figli. Perciò è plausibile che le persone assistite dalla Caritas nel Mantovano siano ben di più.
Facendo un confronto con gli anni precedenti, il numero ha seguito l’andamento della crisi economica: è cresciuto attorno al 2009, con un picco nel 2014 quando le persone incontrate furono circa 6mila. Di recente, si registra una progressiva diminuzione dovuta soprattutto al calo degli stranieri, che in genere sono la maggioranza. Talvolta, sono persone con lavori saltuari, che non riescono a mantenere la propria famiglia e perciò si rivolto alla Caritas.
Se, a una prima occhiata, questo dato può essere letto in chiave positiva, in realtà nasconde un altro aspetto. Significa, infatti, che queste persone hanno scelto di abbandonare il nostro territorio, in cerca di nuove prospettive. Questo scenario si lega a un altro fenomeno ben noto: l’emigrazione di tanti italiani, specie verso l’estero.
«Ciò che emerge – sottolinea Davide Boldrini, responsabile dell’Osservatorio delle povertà – è che Mantova non sia più un territorio capace di attrarre. La provincia si è impoverita, poco a poco. Tanti giovani, con un buon livello di istruzione, si sono spostati verso zone con maggiori opportunità. A rimanere sono persone meno preparate e con minori possibilità di trovare lavoro, che quindi si trovano in una condizione di disagio più profondo».
Un panorama che coinvolge anche gli italiani. Molti di quelli che frequentano gli ambienti Caritas non sono più giovani e appartengono a una fascia critica per il mercato occupazionale. La perdita di un impiego o l’incapacità di far fronte a una spesa improvvisa e necessaria fa cadere queste persone, e le loro famiglie, nella fragilità. Non basta distribuire cibo e prodotti, ma bisogna realizzare percorsi di reinserimento nella comunità. Ritrovare l’autonomia economica però risulta difficile, perché manca una gestione coordinata delle politiche sociali. Interventi e servizi, infatti, sono spesso frammentati e non favoriscono percorsi di sostegno, perciò risultano meno efficaci.
È qui che interviene la Caritas: tutti i Centri di ascolto dialogano tra loro e con le altre realtà locali, in modo che i servizi offerti rispondano davvero alle esigenze concrete delle persone. L’approccio testimonia l’attenzione di tutta la Chiesa mantovana a chi si trova in situazioni di fragilità. «Il nostro sostegno si basa sulle relazioni umane – spiega Giordano Cavallari, direttore della Caritas di Mantova – grazie a una collaborazione continua che coinvolge tutto il territorio. Così le persone che si rivolgono a noi non restano da sole, ma vengono accompagnate in un percorso che punta a farli tornare parte attiva della società dove vivono».
Nei vari Centri di ascolto operano 686 volontari: persone che frequentano le parrocchie e che perciò hanno una profonda motivazione cristiana. Il tempo impiegato da loro l’anno scorso nelle varie attività Caritas è stato stimato in 80mila ore, cioè circa dieci anni. «È proprio il tempo il bene più prezioso che possiamo offrire – aggiunge Boldrini – e non è affatto un aspetto secondario, perché crea relazioni. In un’epoca in cui tutto viene ridotto a merce, noi mettiamo a disposizione gesti e legami umani. È un aspetto che emerge poco, ma molto significativo. Servire i poveri vuol dire impegnarsi, avere cura degli emarginati, aiutarli a rientrare nella comunità. È una peculiarità dell’ambiente cristiano che ha effetti tangibili».
Relazioni umane, sensibilità, cura, attenzione: questi i principi che guidano l’azione della Caritas per gli ultimi e che la giornata dedicata ai poveri deve rilanciare per il futuro.
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