Visto con i nostri occhi
Uno sguardo di verità per comprendere i giovani di oggi
Branco, bullismo, sbandati: la stampa ha già coniato i termini per parlare dei problemi che riguardano le nuove generazioni. Per capire a fondo il problema serve però una visione più ampia.
20/04/2017
Risuonano sempre più spesso notizie di episodi di violenza che coinvolgono giovani, sia nella parte delle vittime che dei carnefici. La stampa ha già coniato nomi: branco, bullismo, sbandati. Non nascondiamo lo sgomento di fronte alla gratuità di tali violenze, che non distinguono tra le cose e le persone.
Per comprendere questo agire si devono superare però due atteggiamenti antitetici, entrambi sterili, rivolti alla ricerca della colpa. Da un lato si rischia di cadere nel buonismo che addita gli adulti come colpevoli, facendo “ricadere sui figli le colpe dei padri” e togliendo ai figli anche quello spazio personale di responsabilità. Dall’altro ci sono gli sguardi di chi de–contestualizza e parla di una depravazione unica nella storia da parte dei giovani. Per arrivare a comprendere dobbiamo invece attivare uno sguardo di verità intera, che sappia incontrare e accettare la sfida di entrare in relazione anche con l’umano che fa esperienza del male. È di questa ferita profonda di umanità che siamo chiamati a farci carico nella croce, incontrandola e non relegandola nei confini chiusi di letture sociologiche cercando di anestetizzarla.
Si riconoscono rabbia, indifferenza, disillusione, necessità di affermarsi, ma non si tratta di protesta consapevole, di rivendicazione sociale, di conflitto generazionale. È evidente il gesto di chi cerca di lasciare un segno, che dice della paura profonda di non potere dare forma al proprio sogno. La realtà di vita in cui i giovani oggi costruiscono la loro personalità è sempre più una realtà virtuale e falsata. Questo non è solo dovuto a un uso imponente dei social. I giovani di fatto sono sempre più sottratti al confronto con un contesto di realtà, che sia autenticamente relazionale e concreto. Si sta affermando un sistema di relazioni famigliari e sociali in cui tutto è possibile, perché tutto è solo affermativo. Si pensi agli episodi di violenza in rete e al linguaggio gridato anche del mondo adulto. Oggi basta affermare che una cosa “è” perché questa “accada”.

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