Visto con i nostri occhi
«Vita nuova per i cristiani»
Durante la Settimana della Chiesa mantovana, dal 17 settembre, sarà distribuita la Lettera pastorale del vescovo Marco. Un invito ad attingere al Battesimo: da lì parte l'esistenza nuova con Cristo che cambia le persone e le comunità
12/09/2017
«Per fare la pastorale occorre avere una visione spirituale alla quale attingere»: è questa la fiducia che il vescovo Marco Busca esplicita e che muove la sua prima lettera pastorale alla Chiesa di Mantova. L’organizzazione dei modi concreti della vita di fede, personale e di relazione comunitaria, ne è un semplice effetto. L’effetto di una vita radicata in Cristo. A motivo del Battesimo che genera la vita in Cristo. Da cui il titolo della lettera: “Generati in Cristo, nostra vita”.
Dalla lettura immediatamente traspare l’intenzione di “offrire” una tale “visione”, per dare impulso – dal di dentro – alla vita della nostra Chiesa; non per dare “indicazioni stringenti”. Con lo stile, anche letterario, del vescovo che, con “cuore paterno”, orienta su ciò che sta al vero principio della vita cristiana. Perché da cristiani si possa vivere nella libertà, nella creatività, nella gioia. Sebbene nella partecipazione ai drammi del nostro tempo. Uno tra tutti: la “mentalità individualistica” che impedisce relazioni personali autentiche. Proprio quelle più attese. Come ben colto dal sensus fidei del Sinodo diocesano.
La stessa articolazione della lettera riflette l’intenzione di fondo. Dopo l’introduzione, in cui vengono appunto richiamate le attese sinodali, il testo propone il commento di un’immagine (una miniatura medievale del Cantico dei cantici) che farà pure da guida della prossima Settimana della Chiesa mantovana: un “colpo d’occhio sintetico sulla vita cristiana”. Quindi si sviluppa nella più ampia parte di “visione”. Per concludersi in una volutamente contenuta parte esortativa. In tal modo la lettera è scritta per il vigore di più anni pastorali. Certo, non uno soltanto.
Il fuoco è senz’altro posto sul Battesimo, “Pasqua personale”. In grado di determinare la “mentalità (globale) secondo la fede”; in grado di vincere la mentalità naturale o mondana del tempo. Battesimo che rende possibile la “partecipazione alla ineffabile essenza della vita”. Battesimo che “interiorizzato” dà luogo a quella “espansione” che porta conseguenze concrete nella vita del battezzato. Innanzi tutto trasforma “da individui” isolati “a persone in relazione”. Con capacità “attrattiva”. Perché in fraternità. Perché “la bellezza (si imprime) sui volti”. Fraternità, autenticità, bellezza…: ciò che gli uomini, le donne, i giovani del nostro tempo, consapevolmente o meno, attendono più di ogni cosa. Nei luoghi di incrocio. In momenti che possono risultare decisivi per la vita. Da “poveri, soli, falliti”. Così, scoprendo o riscoprendo lo “sguardo di Gesù”.
Il Battesimo va dunque “assimilato”. La Chiesa sconta “carenze di assimilazione”. Per molti (o per tutti) si dà l’esigenza e la possibilità di una (ri)generazione della propria vita in Cristo.
La parte esortativa della lettera si limita, per tutto ciò, a “ricondurre all’essenziale evangelico”. Invita a “non aggiungere”. A non moltiplicare gli impegni. A non affannarsi. Bensì a “sostare” e a “scavare”.
Presso la fonte.
Le indicazioni pastorali passano attraverso parole semplici: “feste” (battesimali), “ascolto” (della Parola, dei fratelli, della coscienza…), “perdono” (ritorno alle origini della vita cristiana), “carità” e “opere di misericordia”, libere e creative “manifestazioni dell’amore che lo Spirito versa nei cuori” (senza escludere la ricerca organizzativa comunitaria).
Dagli uffici pastorali il vescovo Marco conseguentemente attende un ruolo di “accompagnamento” dei processi. A partire, con il nuovo anno, dalla prossima Settimana della Chiesa mantovana da domenica 17 a domenica 24 settembre. Con l’appuntamento in Cattedrale nella serata di lunedì 18. Con l’appuntamento nelle unità pastorali nella serata di mercoledì 20. Con animatori diocesani. Per ritrovare la gente nella modalità sinodale. Per ritrovarsi nella “visione” del vescovo Marco.
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