Visto con i nostri occhi
Il Battesimo ci rende discepoli
Verso il nuovo anno pastorale: siamo chiamati a uno stile di condivisione. I cristiani devono puntare all’essenziale, vedere le cose in profondità. Uno spirito da diffondere nelle parrocchie per dare vigore alle iniziative in ogni ambito
24/07/2018
Che cosa mettiamo in programma per l’anno prossimo in parrocchia? Le iniziative già collaudate o c’è un po’ di “stanca” e voglia di cambiare? Le “classi“ di catechismo avranno ancora il proprio catechista? Chi si occuperà di distribuire le borsine per i poveri? Come coinvolgere i giovani? E qualcuna delle famiglie che vanno crescendo come gruppo sarà disponibile a entrare nella pastorale battesimale? Se il parroco non risiede in parrocchia, come fare per incontrarlo? E le famiglie insediatesi nel quartiere come potremo conoscerle e accoglierle nella comunità? Sono domande – queste e simili – che emergono quando, dal tempo che verrà, settembre in poi,si affacciano aspettative, bisogni, compiti, responsabilità, mentre risuonano ancora gli echi delle esperienze vissute nell’anno con il loro carico di soddisfazioni e di delusioni.
Il passaggio estivo ricco di iniziative educative e formative, di sano riposo e distensione, crea quel poco di distacco utile per mettere a fuoco, ri–orientarsi e capire le vere domande da porsi: di quale Dio parla la nostra vita o il nostro modo di pregare e celebrare? La nostra mentalità “religiosa” si sta purificando e rinnovando in una mentalità di fede? Come possiamo continuare ad aprire il regalo della vita battesimale e sentircene partecipi non per merito o dovere ma per grazia? Quale comunità vogliamo essere? Tanti “io” dominanti e concorrenti o un “noi” ecclesiale in uscita dal recinto sicuro? Il registro cambia e la lettera pastorale Generati in Cristo, nostra vita del vescovo Marco Busca ce lo insegna: si va sul piano del senso che non mortifica il “fare” ma approfondisce il collegamento tra l’agire e l’identità; siamo e doniamo quello che lo Spirito Santo dona e fa in noi.
Già al convegno ecclesiale nazionale di Firenze (2015) e di nuovo nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate (2018), papa Francesco ha messo in guardia da due rischi: pensare che tutto dipenda o dal rimboccarci le maniche e darci da fare o dai ragionamenti di pochi eletti. Opere e idee. In ambedue i casi al centro c’è l’uomo con il suo protagonismo. La verità cristiana è un’altra. Tutto dipende dal dialogo d’amore che inizia dal Padre e incontra la libertà dell’uomo: dono e adesione, dono e risposta, dono e creatività.
È ancora importante guardare al prossimo tempo pastorale con una prospettiva che offra percorsi e tappe? Certo! Ma se è frutto di ascolto dello Spirito e di condivisione fraterna. È importante programmare? Certo! Ma se è uno strumento di comunione e di corresponsabilità. È questo uno stile sempre da imparare, camminando insieme – preti, laici, persone di vita consacrata –, facendo convergere l’attenzione e gli intenti, privilegiando l’essenziale, con la sapienza del discernimento.
La Settimana della Chiesa mantovana che vivremo dal 9 al 16 settembre prossimo, darà il “la” al nuovo anno, segnando un altro passo sulla mappa della lettera pastorale del vescovo Marco. La direzione c’è: il Battesimo, non da ricordare ma dono da sperimentare, per venire alla luce, ancora una volta, in quel mistero di morte e vita che si chiama Pasqua e che l’Eucaristia lascia presagire. Andiamo avanti, o meglio scendiamo in profondità. I battezzati non seguono semplicemente un maestro a cui ispirarsi e da cui attendere norme, non contraddistinguono più i progetti, gli affetti, il lavoro, la mentalità, la stessa vocazione con l’aggettivo “mio”. I battezzati diventano nel tempo discepoli: una vita di condivisione, “compromessa” in tutto con Cristo lungo la strada che porta fino al Padre.
Ecco il punto: se partecipiamo dello spirito di Cristo, l’eternità entra nella storia e fa sbocciare la bellezza dell’umano. Quella domanda evangelica: «Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?» (Mc 10,17) è proprio quella che orienta la maturazione del discepolo messo di fronte alla sua libertà. Nessuno ora potrà scegliere per lui.
L’icona artistica dell’anno, a completamento di quella con cui abbiamo già familiarizzato, è un colpo d’occhio efficace per essere “trascinati” in questa corrente di libertà. Una prospettiva per tutto l’anno pastorale, resa bella da un clima di fraternità e di accoglienza.
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