Visto con i nostri occhi
«Il sindaco è un riferimento per sviluppare un'idea di città»
Verso le amministrative: parla l’ex primo cittadino di Mantova, Sergio Genovesi. La gestione di un territorio esige sforzi in diversi settori: lavoro, famiglia, aggregazione. Servono progetti, non solo slogan
13/05/2019
Metà provincia in gioco. Le elezioni amministrative del 26 maggio si preparano a essere tra le più significative degli ultimi anni. In ballo c’è il rinnovo delle cariche di 38 Comuni, su un totale di 64: dal voto passa il futuro di tanti paesi mantovani. La scelta di amministrare un Comune implica attaccamento alla comunità, impegno civico, disponibilità al servizio. Viene in mente una frase di Giovanni Paolo II: «Il vero e retto fine dell'attività politica è il benessere materiale e spirituale della società, in modo che i diritti e i doveri siano da tutti rispettati e tutelati».
Ogni Comune ha le sue peculiarità, tuttavia è possibile individuare alcuni temi con cui qualsiasi sindaco o assessore si trova a misurarsi. Abbiamo provato a parlarne con Sergio Genovesi, avvocato che fu sindaco di Mantova per circa tre anni, dall’agosto 1990 all’aprile 1993. Uno dei problemi più sentiti oggi è il lavoro, specie dopo che globalizzazione e crisi economica ne hanno cambiato radicalmente il mercato. «Ci sono un paio di spunti su cui riflettere – precisa Genovesi –. Il primo è l’indirizzo degli studi dei più giovani: bisogna fare in modo che sia in linea con le esigenze del mercato e delle aziende mantovane, affinché non siano costretti a trasferirsi altrove. Per quanto riguarda i 40-50enni, coinvolti loro malgrado nelle vicende legate all’occupazione, serve più coraggio per mettere in piedi progetti industriali. Il lavoro è un tema forte del nostro tempo, non giustifica tentennamenti».
Dal lavoro alla famiglia, in passato cuore pulsante della società che nel tempo ha visto ridursi il proprio ruolo. «Sono convinto che se un sindaco riesce a incarnare e radicare il senso di comunità agevola la famiglia – fa notare l’ex sindaco di Mantova –. A livello concreto, però, mi sembra non ci siano state politiche efficaci, per esempio a sostegno della natalità. Il problema maggiore è l’incremento dell’insicurezza che non aiuta la formazione di una famiglia».
Altra questione sentita è l’aggregazione: persone che abitano nella stessa via faticano a conoscersi davvero. Gli incontri sono diventati sfuggenti, le relazioni umane più superficiali, dunque effimere. Si è perso il piacere di stare insieme, quel senso di vicinato che in passato era forte. «Personalmente credo molto alla capacità aggregativa – sottolinea Genovesi – e come consigliere della Fondazione Cariverona ho visto realizzare tanti progetti sociali. C’è insomma un tessuto vivace, attivo. Si tratta di non mortificare queste iniziative: spesso sono stati costruiti centri di aggregazione senza offrire però proposte concrete. Nell’associazionismo vedo risorse che permettono di mettere in campo iniziative d’insieme. Su questo la politica locale talvolta stenta, fatica a trovare gli strumenti giusti per attuare un progetto».
Il dialogo con l’ex primo cittadino offre lo spunto per una riflessione sulla provincia. Il Mantovano vive una fase delicata; centri importanti come Castiglione delle Stiviere e Suzzara risentono dell’attrazione di altre zone (rispettivamente, le province di Brescia e Milano e l’Emilia Romagna). C’è il rischio di ripercussioni negative? «C’è sempre stata la tendenza ad allontanarsi – afferma Genovesi –. Dipende da tanti fattori, tra cui anche scelte politiche. Si rischia un isolamento, ma non credo che la soluzione sia salvaguardare i confini provinciali. Piuttosto, noto un’anomalia politica da parte di Regione Lombardia che dà poca attenzione a Mantova. Sotto questo profilo è giusto pretendere di più».
Parlare della politica di oggi significa anche lanciare uno sguardo al passato. È inevitabile fare un confronto, pur tra epoche lontane. «Da parte di chi fa attività politica vedo meno preparazione – conclude l’ex sindaco di Mantova -. I valori sembrano diventati un optional. Vedo in generale un forte smarrimento. Mi viene anche da chiedermi “Che fine abbiano fatto gli intellettuali?”. Nel dibattito pubblico emergono tanti opinion leader veicolati dai mass media, però da un politico mi aspetto prima di tutto idee e progetti, non slogan. Un sindaco dev’essere un punto di riferimento, capace di sviluppare un’idea precisa di città».
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