Visto con i nostri occhi
«Reddito», un primo bilancio
Assegno per chi è in difficoltà: in provincia di Mantova i beneficiari sono 2.954. L’obiettivo è aiutare le persone a trovare lavoro, ma la gestione è complessa e i tempi si allungano
10/02/2020
Era stato annunciato con toni trionfanti, come una svolta epocale a livello di politiche sociali. Non un sussidio fine a se stesso, bensì uno strumento per favorire l’occupazione. Il reddito di cittadinanza è entrato in vigore in Italia a fine marzo 2019. È un sostegno economico mensile che integra il reddito di persone e famiglie in difficoltà. Prevede un accordo tra lo Stato e i cittadini, in base al quale le persone devono affrontare percorsi di reinserimento lavorativo. Luigi Di Maio, all’epoca leader del Movimento 5Stelle e ministro del Lavoro, nel commentare la manovra economica che lo istituiva disse: «Abbiamo eliminato la povertà». Parole eclatanti, difficili da sostenere nei fatti.
A distanza di quasi un anno il sistema si è messo in moto: le persone ricevono l’assegno, tuttavia la speranza di trovare un impiego resta lontana. Rallentamenti iniziali e difficoltà organizzative rendono il meccanismo lento, forse oltre le attese. Secondo l’Inps (dati aggiornati al 7 gennaio) in provincia di Mantova sono 2.954 i nuclei che ricevono il reddito di cittadinanza (in media 468,95 euro) per un totale di 7.586 persone. A livello regionale i beneficiari sono 179mila.
La prima fase prevede di convocare i beneficiari per verificare le loro condizioni: in base a determinati parametri, alcuni possono essere esclusi o esonerati dall’obbligo di partecipare a un percorso di inserimento lavorativo o di inclusione sociale, pur continuando a ricevere il reddito. A valutare i singoli casi sono i venti “navigator” che operano nei Centri per l’impiego della provincia: a Castiglione delle Stiviere, Mantova, Ostiglia, Suzzara e Viadana. Fino al 24 gennaio scorso erano state convocate 1.290 persone: 217 sono state escluse, 181 esonerate. «I beneficiari sono persone di età diverse – spiega Paolo Maestrelli, navigator del Centro per l’impiego di Mantova –: alcune vivono in famiglia, altre sole. Di solito, queste ultime hanno un’età superiore a 45 anni e un basso livello di istruzione. Si tratta spesso di persone escluse da tempo dal mondo del lavoro e perciò in condizioni difficili. A ciascuno di loro il reddito di cittadinanza ha dato un forte aiuto».
Delle persone incontrate finora, circa un terzo sono risultate idonee per proseguire il cammino. Il passaggio successivo è la firma del cosiddetto “patto per il lavoro”: prevede iniziative finalizzate all’inserimento lavorativo, specifica gli impegni per i beneficiari del reddito e le sanzioni previste in caso di mancato rispetto degli obblighi. In base agli ultimi dati disponibili, sono stati firmati 204 patti per il lavoro. «Per ogni persona analizziamo il curriculum e le esperienze lavorative pregresse – continua Maestrelli –. A seconda della situazione, proporremo corsi di formazione per acquisire ulteriori competenze oppure ci concentreremo sulla ricerca di un impiego, attraverso il contatto diretto con le aziende. Tutti hanno voglia di trovare lavoro: alcuni fremono, ma i tempi non possono essere brevi perché alcuni aspetti del sistema vanno perfezionati».
Dal punto di vista tecnico, in questi primi mesi sono emerse varie difficoltà: problemi informatici, meccanismi articolati, procedure elaborate da gestire rendono più complesso il lavoro quotidiano degli operatori. Il primo passo per migliorare la situazione è rendere il sistema più snello, ma potrebbe non bastare. L’obiettivo del reddito di cittadinanza è accompagnare le persone a ritrovare un lavoro, tuttavia la situazione attuale in generale è tutt’altro che rosea: «Il mondo del lavoro risente di una lunga crisi economica – afferma Roberto Piccinini, responsabile del servizio Mercato del lavoro della Provincia – che ha causato forti cambiamenti: i posti disponibili sono pochi, le aziende cercano figure specifiche e si sono diffusi i contratti temporanei. I beneficiari del reddito sono fuori dal mondo del lavoro da tempo e per recuperare il gap vanno formati per acquisire nuove competenze».
Il ruolo dei servizi, come i Centri per l’impiego, è aiutare le persone a riqualificarsi per avere maggiori chances da spendere nel mondo del lavoro. «Al giorno d’oggi è necessario mettersi in gioco – dichiara Barbara Faroni, dirigente dell’area Lavoro e formazione della Provincia – e questo vale soprattutto per i più giovani. Servono percorsi di orientamento per aiutarli a scegliere gli studi e proposte formative di specializzazione post-diploma. L’obiettivo è rendere le persone più “appetibili” nel mondo del lavoro, a seconda delle esigenze del mercato e dei profili più cercati dalle aziende».
La Cittadella Mantova La Cittadella Mantova