Visto con i nostri occhi
Una finestra spalancata nell’alto dei cieli
Maria Rosa, Giovanna Francesca, Maria Claudia, Annamaria, Evangela e Piera Francesca. Sei donne di Dio sui passi di Chiara d’Assisi
24/11/2016

GIEFFE

Come per ogni automobilista che si rispetti provo anch’io quel senso di profonda insofferenza per il traffico cittadino, per i lavori di manutenzione delle strade, per il fatto che, non so come mai, ma quando ti metti in macchina ti prende subito una grande sensazione di fretta… Con questi sentimenti parto per un’intervista fissata da qualche giorno con le Clarisse del Monastero di S. Silvestro. Svolto dopo l’ingresso della più conosciuta “Casa del Sole”. Il parcheggio dell’istituto per ragazzi disabili è pieno di auto. C’è un gran movimento attorno al centro fondato da Vittorina Gementi. Intravedo addirittura un maneggio per l’ippoterapia. Per andare dalle Clarisse però devo prendere la strada successiva. Lì, invece, il piccolo parcheggio è vuoto. Intuisco che non c’è bisogno di correre per trovare posto. Posso fare tutto con calma. È così che il monastero mi accoglie. Permettendomi anzitutto un po’ di calma!
Vengo accolto in parlatorio e subito, inaspettatamente, mi aprono la grata che ci separa, affinché la nostra intervista sia più libera e ci si possa guardare meglio negli occhi. Poi vengo a scoprire che la scelta di questa “accessibilità” è stata dettata dalla presenza dei ragazzi della Casa del Sole che, quando vengono a trovare le monache, hanno necessità di toccarle e sentirle così anche fisicamente vicine. A parlare è suor Maria Rosa, la prima ad arrivare a Mantova nel 1987. Ha conosciuto personalmente Vittorina Gementi, alla quale ogni tanto fa riferimento, indicandola come una donna di Dio e maestra di fede. Suor M. Rosa, di origini sermidesi, mi confida di essere entrata in monastero all’età di 21 anni. Dopo molti anni trascorsi nel monastero di Ferrara, a seguito di una proposta di aprirne uno nuovo a Mantova, decide di trasferirsi, e con altre sorelle iniziano la loro presenza in Diocesi. «La Provvidenza ha “tirato su” questo monastero e alla Provvidenza affidiamo quotidianamente la nostra vita. Quanto riceviamo ogni giorno - continua suor M. Rosa - non solo ci permette di vivere, ma fa sì che rimanga qualcosa anche per altri che, anche dai nostri paesi, bussano quotidianamente alle porte del monastero per i bisogni più elementari».

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